SEGNI e RI-SEGNI
International Scupture Symposium "in Pietra Leccese"
Simposio Internazionale di Scultura "in Pietra Leccese"

Cursi (Lecce), 26 maggio/May - 4 giugno/June 2011


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About Pietra Leccese

The formation of the Apulian landscape dates back to the quaternary and tertiary periods and is composed of various types of limestone. The upper strata of these formations is characterised by the compaction of marine sediment. The sea covered the greater part of the territory of Salento, which subsequently emerged from the water, probably as the result of telluric movement. There are two principal types of stone which are found in the lower Salento: tufa and "pietra leccese" ("Lecce stone", also known as "Leccisu"). "Pietra leccese" is a limestone derived from marine sediment, and because of this it is not uncommon, when working the stone, to find fossils of oysters or other crustaceans embedded in it (in this case the stone is known as "cozzaruolo", literally "musseled"). The main material in the compostition of the stone consists of cretaceous sediment; this material was compacted with calcium substances already contained within the composition.

In the second half of the 16th century, Jacopo Antonio Ferrari, discussing the riches of the territory of Otranto in his noted work Apologia paradossica della città di Lecce, pointed out how these riches were not part of the "epidermis", or superficial world, but belonged more properly to the underworld, to a mundus subterraneus, mysterious and inscrutable. Beneath the earth, in fact, there are "sources of clear and fresh water" but also "a thick forest of wood for burning" and, above all, "a mountain of excellent stone for the contruction of buildings, public and private (...); in ocntrast to the other cities which have these things above ground". The mountain of stone from which the city of stone drew daily, is of such size that "if necessary such an abundance of stone is available (...) that it is possibible to build an impenetrable fortress within a few days". Writing somewhat later, Ferrari associates - according to a practice which will subsequently become common - the facility of working the material to the creative imagination of the Leccesi craftsman, the stone being "so workable that they carve with their scalpels, doing all the things which one would not only expect from master craftsmen but which are pleasing to the builder".1

It is noteworthy that at the moment of quarrying the stone has a white, chalky colour, which becomes golden yellow as it oxidizes through exposure to the air.

«Il cemento leccese » scrive l'Imperato « è obediente al coltello, e alquanto polverolento nella sua superficie, comunque sia rotto: perlochè nel maneggiarlo imbratta di polvere bianca; si taglia in uso di murare, e si adopra anco in ornamenti di edificij con molta commodità per esser egli di molta facilità nel lavoro di scalpello, di serra e di tornio; oltre che molto resistente alle ingiurie dell'aria e delle pioggie, da' quali col tempo piglia durezza». 2
It is a pleasure for a sculptor to work with this material because it is so ductile that it permits the creation of very plastic, free and complex works.

Since earliest times this type of stone has been used extensively by the people of the Salento. The first settlements in fact were located in caves carved into this type of rock. As well, a number of menhir were created in "Leccisu". As Christianity spread, the Anacorites dug out their crypts in this stone; just as the first Christians held their rites in these caves, the Olivetian monks constructed the monasteries of San Nicolo and Cataldo, and the church of Santa Caterina in Galatine, with "pietra leccese". Upon close examination litle has been written about the ingenious solution and technical complexity of the "star" and "pointed" vaults of Lecce, built with the local stone which lends itself so well to cutting. We find ourselves faced with a sophisticated building solution, which, given the scarcity of wood, allows spaces to be covered in spatial harmony and elegance. There is speculation that the ogival arch was introduced to Salento from the orient through the crusaders and carried north by the Normans. The "masserie" (fortified farmhouses) are also built in "pietra leccese". However, it was in the Baroque period that the large availability of this material, and the particular quality of its workability, allowed the realisation of lively and original creations. One need only stand before of one of the Baroque churches of Lecce to be impressed by the variety of its plastic decorations. Flowers, fruit, garlands held by putti, all create a festive whirl which joyously exalts the values of a city both rich and religious.

In the Times Literary Supplement of 8 September 1908, a review of the book In the Heel of Italy by Martin Briggs, printed even before the book was published, includes the quote "the beautiful stone fosters a style with a particular ornamental exuberance. It is easy to sculpt and time embellishes its colour. The whole result is admirable and fascinating for everyone who encounters the varied forms of its beauty(...)."

1, 2 Cazzato, Vincenzo. "La fortuna della pietra leccese e il suo impiego in due emblematici restauri." In La pietra: interventi, conservazione, restauro: atti del Convegno Internzionale, Lecce 6-8 novembre 1981. Lecce: Congedo Editore 1983.











A proposito della Pietra Leccese

La formazione del suolo Pugliese risale all’epoca del periodo Quaternario e Terziario ed è costituito da vari tipi di pietra calcarea. Gli strati superficiali di tali conformazioni sono determinati dal compattamento di sedimenti marini. Il mare occupava la gran parte del territorio Salentino che sarà poi emerso dall’acqua per un probabile sommovimento tellurico. Due sono i principali tipi di pietra che si trovano nel basso salento: Il tufo e la pietra leccese ("Leccisu"). La pietra leccese è un calcare derivato da sedimenti di origine marina, per questo non è raro lavorando la pietra il ritrovamento di ostriche o fossili di crostacei e Briozoi che sono contenuti in essa, (in questo caso la pietra si definisce cozzaruolo). La principale materia di conformazione consiste in detriti cretacei; questo materiale è stato compattato da sostanza calcitica, già facente parte dell’impasto.


Già nella seconda metà del Cinquecento Jacopo Antonio Ferrari, soffermandosi nella sua notissima Apologia paradossica della città di Lecce sulle ricchezze di Terra d'Otranto, puntualizzava come queste ultime non facessero parte di un mondo epidermico, di superfìcie, ma appartenessero piuttosto al sottosuolo, ad un mundus subterraneus misterioso e imperscrutabile. Sotto terra sono, infatti, «un fonte di chiare e fresche acque», ma anche «una folta selva di legne per bruciare» e, soprattutto, «un monte di eccellente pietra per la costruzione degli edificj pubblici, e privati (…); al contrario delle altre Città che l'hanno tutte sopra terra». La montagna di pietra, alla quale quotidianamente attinge la città di pietra, è di dimensioni tali che «in un bisogno si può servire di tanta abbondanza di ( ... ) pietre che può in pochi dì fare una fortezza inespugnabile». Più oltre il Ferrari associa - secondo una prassi che poi diventerà consueta - la facilità di lavorazione del materiale alla fantasia creativa degli artefici leccesi, essendo le pietre «tanto atte, che s'intagliano co' scalpelli facendosi tutti quei lavori, che si ponno non solo immaginare da saggi maestri, ma tutto quanto all'edificatore piace». 1


Si noterà che la pietra appena estratta ha un colore biancastro mentre una volta esposta all’aria, ossidandosi, diventa di colore giallo dorato.

«Il cemento leccese » scrive l'Imperato « è obediente al coltello, e alquanto polverolento nella sua superficie, comunque sia rotto: perlochè nel maneggiarlo imbratta di polvere bianca; si taglia in uso di murare, e si adopra anco in ornamenti di edificij con molta commodità per esser egli di molta facilità nel lavoro di scalpello, di serra e di tornio; oltre che molto resistente alle ingiurie dell'aria e delle pioggie, da' quali col tempo piglia durezza». 2


È un piacere per lo scultore lavorare con questo materiale perchè essendo molto duttile permette la realizzazione di opere plastiche, libere e complesse.

Sin da epoche remote questo tipo di pietra è stata utilizzato in modo estensivo dai salentini. I primi insediamenti infatti si effettuano in grotte ricavate in questo tipo di roccia. Avremo che alcuni dei menhir sono ottenuti in "Leccisu". Con il divulgarsi del cristianesimo gli Anacoreti scavavano in questa pietra le cripte, così come i primi cristiani praticavano i loro riti nelle sue caverne, i monaci Olivetani costruirono in pietra leccese i monasteri dei SS. Nicolo e Cataldo e la chiesa di S. Caterina a Galatina. A ben guardare, poco si è scritto della felice soluzione e della complessità tecnica delle volte a stella e delle volte leccesi a spigoli, realizzate con la pietra locale che tanto bene si presta al taglio. Ci troviamo di fronte ad una sofisticata soluzione che, scarseggiando il legno, permette di coprire ambienti in armonia spaziale ed eleganza. Si ipotizza che l’arco ad ogiva sia stato introdotto dall’oriente nel Salento dai crociati e portato oltralpe dai Normanni. Di pietra leccese sono poi pure le masserie fortificate. Ma è in epoca barocca che l’ampia disponibilità di questo materiale, la peculiare qualità della su lavorazione permette il realizzarsi di vitali ed originali creazioni. Basta essere davanti ad una delle chiese barocche leccesi per notarne la varietà delle sue decorazioni plastiche. Fiori, frutta, foglie, ghirlande sostenute da puttini, creano un turbinio festoso che esalta con gioia i valori di una città ricca e religiosa.

Nel supplemento letterario del Times dell' 8 settembre 1908 in cui viene recensito In the Heel of Italy del Briggs ancor prima che esso venisse divulgato, si legge che «la bella pietra offre a questo stile una speciale abbondanza di ornamenti. Essa può facilmente scolpirsi ed il tempo abbellisce il suo colore. L'intero risultato è ammirevole e affascinante per chi sente le varie impressioni della bellezza ( ... )».

1, 2 Cazzato, Vincenzo. "La fortuna della pietra leccese e il suo impiego in due emblematici restauri." In La pietra: interventi, conservazione, restauro: atti del Convegno Internzionale, Lecce 6-8 novembre 1981. Lecce: Congedo Editore 1983.